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mercoledì 23 settembre 2015

Meravigliosa natura...come nascono le tartarughe




Le tartarughe marine hanno un fascino indescrivibile. Sono rimasta ore sott'acqua a fare snorkeling soltanto per vederne una...ma appena sono risalita si è fatta vedere :-)
Gli altri più fortunati di me sono riusciti ad ammirare questo spettacolo. Se solo ci pensate a come sono fatte, non avreste voglia anche voi di attaccarvi al guscio e farvi trasportare leggeri nei fondali?


La smetto di sognare...

Vi volevo consigliare un link in cui viene raccontato il modo in cui nascono le tartarughe marine, in particolare le tartarughe carretta-carretta.

Alcune delle cose più sorprendenti?

Le tartarughe per depositare le uova ritornano sulla stessa spiaggia su cui sono nate! Registrano le coordinate geografiche del loro nido di origine :-) 

Depongono circa 200 uova e anche se queste hanno periodi di incubazione diversi si schiudono quasi tutte insieme!

I piccoli nascono con un solo dente che si chiama "dente da uovo" e che perdono dopo 1 settimana di vita. Questo dente gli serve per rompere il guscio ed uscire allo scoperto :-)

Che meraviglia!
 
Per approfondire: Tartarughe Carretta-Carretta


domenica 6 settembre 2015

Frollini friabili

375 gr farina
175 gr zucchero
30 gr latte 
2 uova
125gr olio di semi 
1 bustina Pan degli angeli
1 scorza di limone grattugiato 

Cuocere in forno a 180 gradi per 10 minuti!

venerdì 31 luglio 2015

Cheesecake mojito

Tra le varie newsletter di cucina che ricevo, il dessert di oggi è davvero carino da riproporre in mono porzione per una cena tra amici.

Ecco a voi gli ingredienti: 

150 gr di biscotti secchi tritati
50 gr di riso soffiato
75 gr di burro sciolto
230 gr di philadelphia
200 gr di yogurt al limone
180 gr di zucchero di canna
50 ml di rum
3 o 4 cucchiai di latte
2 lime (buccia grattugiata e succo)
10 foglie di menta fresca
8 gr di colla di pesce


Tappa 1:

Per prima cosa preparare il fondo sbriciolando i biscotti e unendoli al riso soffiato. Mescolarli quindi col burro fuso e mettere il composto alla base di ogni bicchiere, con un cucchiaio fare una lieve pressione per compattare bene il tutto. Mettere la colla di pesce in ammollo in acqua fredda.

Tappa 2:

Per la crema mescolare con una frusta il philadelphia con lo yogurt, lo zucchero, la scorza del lime grattugiata e la menta fresca tritata. Aggiungere il succo del lime, il rum e infine la colla di pesce, strizzata, asciugata e sciolta nel latte ben caldo! Mescolare bene per amalgamare tutti gli ingredienti. Versare il composto all’interno di ogni bicchiere e riporre in frigo a rassodare per almeno 6 ore. Prima di servire decorare con fettine di lime, foglioline di menta fresca, cannuccia e ombrellino per ottenere un vero effetto mojito! Io mi sono sbizzarrita a fare anche dei mini bicchierini al mojito cheescake.. quindi largo alla fantasia e che altro dire se non Bon Appétit!

domenica 19 luglio 2015

Pasta liscia o rigata?

Prima di gustare un buon piatto di pasta al pomodoro, Marco decide di fare qualche ricerca per capire perché c'è questa differenza tra pasta liscia e pasta rigata...ed ecco secondo i maestri di gragnano dove sta la verità!

“Per me la pasta è liscia” diceva Gennaro Esposito un mese fa a Identità Golose, lasciando sorpresa più di una persona. Come mai questo amore per la pasta liscia? E la diffusissima pasta rigata dove la mettiamo? C’è una ragione ben precisa se un campano Doc come Gennaro Esposito e i napoletani in genere esprimono un’incondizionata passione per i formati lisci. Per spiegarvela ci siamo fatti raccontare un po’ di storia della pasta da Giuseppe Di Martino. «Storicamente a Napoli, e per ciò che mi riguarda a Gragnano, la pasta rigata veniva prodotta solo per i mercati del Nord. Era venduta dai Gragnanesi in genere sul mercato di Roma e chiamata per questo “uso Roma”, da cui i famosi rigatoni romani, ottimi con la pajata. Al Nord la pasta rigata si era  sviluppata per sopperire a due mancanze. Prima di tutto, l’assenza di semole di forza (con alto glutine), visto che la produzione di grano duro (triticum durum) era concentrata al Sud, in zone secche e abbastanza calde, dove da sempre questa varietà dà il meglio (anche all’estero, vedi l’esempio del grano duro del deserto dell’Arizona). In secondo luogo, per la mancanza di un microclima prevedibile e stabile, adatto alla prosciugazione della pasta. Nelle nostre zone (Napoli o in generale le coste italiane del Sud) il clima temperato secco e abbastanza prevedibile permetteva, infatti, di prosciugare all’esterno grandi quantità di pasta, con un conseguente basso rischio commerciale. A Gragnano alle ore 12 (alle 13 ora legale) arrivava naturalmente e puntualmente (e arriva ancora oggi) la brezza che dal mare si incanala nella nostra valle salendo sui monti Lattari, portando con sé una percentuale di umidità che permetteva la produzione di pasta per 12 mesi all’anno, con risultato finale di qualità costante, uno dei segreti del successo di Gragnano. Il rigo, a quei tempi, serviva come vero pilastro per reggere la forma e la cottura a chi mancava di questi requisiti, aiutando laddove c’erano defaillance tecniche di prodotto. Tecnicamente, infatti, il rigo è un’asperità, formata in sezione da una gola e da una valle. La differenza di spessore si tramuta in una differenza nei tempi di cottura e in un aumento di superficie di contatto con l’acqua che determina quindi la sensazione di una pasta al dente anche quando è per metà sovracotta. Tutto questo fa della pasta rigata una pasta “imperfetta”, che a degli ortodossi come i Gragnanesi dà fastidio. In più, tutta la pasta rigata è pasta corta, e la pasta corta è figlia della lunga. I primi formati di pasta creati erano tutti formati lunghi – a volte bucati (come candele, zite, zitoni ecc.), a volte no – che venivano spezzati a mano prima di cucinarli, in genere dalle signorine (quelle un po’ in avanti con gli anni che, non essendo sposate e non necessitando più di andare la domenica a messa per cercare marito, erano “zitelle” da cui il nome… esiste anche un’altra versione della storia, ma io credo di più a questa) e dai bambini, i quali a volte non spezzavano regolarmente le Zite, da cui il nome maltagliati, le odierne penne. Non a caso il pugno dei bambini è anche la misura media di un formato di pasta corta (6-7 cm). La pasta corta rigata è quindi un’invenzione abbastanza moderna. A casa mia, da sempre, si mangia solo pasta liscia. Per tradizione, la pasta rigata si usa per le preparazioni al forno, in cui la pasta viene cotta dal sugo e l’amido in uscita dal rigo contribuisce a legare il tutto. È ammessa in genere in sughi molto liquidi quando li si vuole addensare». 

domenica 5 luglio 2015

Ravioloni capresi con zucchine

Oggi faceva davvero troppo caldo per andare al mare e così mi sono dedicata alla cucina. 
Avevo in frigo delle freschissime zucchine romanesche e ricotta, così ho pensato di fare dei ravioloni.
Le dosi sono per 4 persone circa 16 ravioloni.

Per l'impasto ho seguito la ricetta del bimby che comunque si può utilizzare anche per preparare la pasta a mano:
150gr farina 00
100 gr farina 0 
15 gr olio evo
1 uovo
1 pizzico di sale
Nel bimby 15 sec. Vel 5 e poi 1 minuto spiga.
Ho lasciato riposare un pó l'impasto e poi l'ho steso in sfoglie dello spessore di 1-2 mm.


Per il ripieno e il sugo:
Circa 10 zucchine tagliate a rondelle sottili
1 aglio e 1/2 cipolla
250 gr ricotta romana fresca
100 gr parmigiano grattugiato
1 patata lessata
Pepe
Scaglie di mandorle
Foglioline di menta e tantissimo basilico

In padella ho fatto soffriggere aglio e cipolla e poi ho aggiunto le zucchine. Appena dorate ho aggiunto un pó di acqua fino a farle ammorbidire.ho aggiunto delle foglie di basilico e sale.
Ne ho preso una parte e le ho schiacciate con la forchetta insieme alla ricotta, pepe, parmigiano, sale, menta. 
Ho diviso il ripieno con un cucchiaino in parti uguali e posizionato sulla sfoglia e poi formato i ravioli.
Attenzione a bagnare bene con acqua la zona intorno al ripieno così che la sfoglia superiore e quella anteriore aderiscano bene.



Ho cotto i ravioli in abbondante acqua bollente salata  e li ho conditi con le zucchine restanti. Ho aggiunto tanto parmigiano, foglie di basilico e scaglie di mandorle tostate e servito.


Sono stati graditi da tutti...vi dirò che forse con l'aggiunta di qualche cubetto di pancetta nel sugo oppure conditi con pomodorini fresco sarebbero stati ancora più buoni :-)



giovedì 2 luglio 2015

Mangiare vitamine

Stasera sono capitata su quello strano programma del doctor oz e stava parlando di un argomento importante.
Consigliava quali alimenti acquistare per essere sicuri di assorbire la giusta quantità giornaliera di vitamine raccomandate per le donne.
Queste vitamine fondamentali sono 5 e basta ricordarle in ordine alfabetico: A,b, c, d, e.

Vitamina A si trova in tutti gli alimenti arancioni quindi comprare carote, melone, mango ma soprattutto patate dolci!

Vitamina B si trova in tutta la frutta secca ma sono da preferire i pistacchi.

Vitamina C che aiuta a proteggere dalle infezioni...pensavo dicesse di mangiare le arance e invece l'ortaggio che ne contiene in quantità più elevate è il peperone rosso. Un peperone contiene il 200 per cento del fabbisogno giornaliero.

Vitamina D é fondamentale prendere almeno 10 min di sole al giorno perché questa vitamina sia assorbita.si trova in grandi quantità in tonno, sgombro e salmone.

Vitamina E si trova nei semi ed in particolare nei semi di girasole. Io li uso spesso tostati nelle insalate, li trovo squisiti!!

Ciao a tutti!!!


Parmigiana in bianco

Visto che in estate le melanzane sono davvero deliziose, vi propongo un'alternativa veloce alla parmigiana.
 
Grigliate delle fette di melanzana e rivestire un pirottino precedentemente unto con olio e pangrattato. 
A parte mescolare della ricotta, mozzarella, basilico con un cucchiaino di pesto.
Fare degli strati alternando le melanzane alla crema con la ricotta. Ricoprire con grana e infornare prima di servire!!!!

venerdì 22 maggio 2015

Week end alla scoperta della Maremma


Chi poteva immaginare di trovare dei posti così spettacolari a poca distanza dal caos di Roma?

Il nostro itinerario all'insegna del relax, natura e primo assaggio d'estate inizia da 
Saturnia.
Seguendo la Roma - Civitavecchia abbiamo poi svoltato per una strada stupenda circondata da colline verdi... E raggiunta la nostra prima meta.
Siamo arrivati vs le 18 al b&b le Ginestre vicino Montemerano. Intorno a noi il silenzio e immensi prati, ma la cosa più bella è stato il profumo della campagna! 
Maggio è un mese perfetto per scoprire posti come questo, temperatura piacevole e non ci sono insetti fastidiosi. 

Abbiamo poggiato in camera le valigie e alla svelta ci siamo messi i costumi: direzione terme di Saturnia! A solo 10 min di strada troviamo le cascate del mulino, ovvero le terme naturali. 
Parcheggiamo l'auto e fortunatamente quasi tutti vanno via...abbiamo scelto l'orario del tramonto e quindi ci godiamo 2 ore di pace immersi nella natura! Che spettacolo..ancora esistono posti così gratuiti!!! 

Usciamo quando iniziano a spuntare le stelle e nell'ombra della pineta vediamo solo lucciole. Per le nove e mezza siamo arrivati a Montemerano e siamo stati a cena in questo paesino incantevole. 

Torniamo a dormire...
Il giorno dopo splende ancora il sole, facciamo colazione con calma e ci fermiamo un pó di tempo per comprare vino e olio prodotti sul posto. 
Andiamo poi a visitare Pitigliano e anche qui rimaniamo stupiti di quanto sia caratteristico questo borgo, anzi se non ricordo male il comune ha partecipato al concorso delle falde del Kilimangiaro " i borghi più belli".


Facciamo un giro e scopriamo dei negozietti particolari..un negozio vintage con bei pezzi da collezione (anche prezzi da collezione..) , degli scorci sul panorama e un negozio di ceramiche che ci attira particolarmente.
La signora del negozio ci spiega infatti che si tratta della tecnica raku e che nel negozio sono esposti tutti pezzi di artigiani che hanno imparato da una stessa maestra.

Per la pausa pranzo scegliamo un posto molto originale. La prima intenzione era fare un barbecue, ma non c'erano zone autorizzate vicino. Abbiamo preso delle schiacciatine con prosciutto e siamo andati lungo una delle vie delle cave di tufo che si trovano al di sotto del paese.ci siamo incamminati lungo il sentiero delle cascate fino a raggiungere la cascata del Londini.

  Dopo siamo partiti in direzione porto ercole, monte argentario, dove avevamo prenotato la nostra seconda notte.
Lungo la strada ci fermiamo a vedere Magliano e Manciano, borghi medievali anche questi belli, ma non paragonabili agli altri due visti. 

Al tramonto raggiungiamo porto ercole, giusto il tempo di una doccia e usciamo alla ricerca di un romantico ristorantino in riva al mare.

Romanticooooo?? La zona era invasa da pirati!! Tutti i balconi con bandiere nere, milioni di persone travestite da pirati, galeoni, banda musicale....

A mezzanotte inizia la caccia al tesoro...e li ci siamo divertiti tantissimo! Avevamo voglia di tornare adolescenti per partecipare!!

Siamo riusciti a fare veramente tardi, ma nonostante questo ci siamo svegliati molto presto. Abbiamo chiesto in giro quali erano le spiagge consigliate, ma trattandosi di una domenica di inizio maggio con poca folla e dovendo rientrare a Roma in serata, siamo rimasti in zona.
Subito dopo Porto Ercole ci siamo fermati a Cala Vista..lascio parlare le foto. Che voglia di estate! 
È stata una bellissima giornata...ma mancano ancora 2 tappe: 
1) ci siamo fermati ad Orbetello per un caffè. Non ci è piaciuta tanto perché artisticamente non c'è molto, però c'è un bel corso con negozi pieno di gente ed è abbastanza vivo come centro.
2) ultima tappa consigliatisisma a Capalbio. Forse tra tutti il borgo più bello!! Qui abbiamo cenato un'ottima fiorentina e un calice di vino... 

Così si è concluso un weekend davvero magico a due passi da casa! 
Per qualsiasi consiglio scrivetemi!!!

Ciao a tutti

giovedì 21 maggio 2015

Carciofi alla romana come al ristorante

Questa più che una ricetta è la tecnica per fare i veri carciofi alla romana, spiegata dalla cuoca di una ottima trattoria romana. 


La prima cosa é comprare dei carciofi di ottima qualità, quelli molto grandi e senza spine che costano un bel po' (ca. 1€ al pezzo).
I carciofi vanno puliti togliendo poche foglie esterne,  tagliando le punte e svuotando bene la parte interna. Anche il gambo va leggermente pulito.
dopo i carciofi vanno un po sbattuti per farli aprire bene e poi vengono messi a bagno per un paio di ore con acqua e aceto.

Poi bisogna sciacquare e riempire il carciofo di olio, mettere in una pentola a testa in giù con un filo di acqua e cuocere con coperchio. A metà cottura aggiungere sale e pepe e a piacere anche uno spicchio di aglio.
Per controllare la cottura provare con una forchetta se sono ammorbiditi abbastanza.
Saranno squisiti...delicati e che si sciolgono in bocca!

venerdì 8 maggio 2015

Chi ha inventato il vino?

Dopo aver gustato una squisita dose di morellino di scansano, oltre che una ottima cena nel cuore della maremma, ci siamo chiesti chi fosse l'inventore del vino. 
La risposta trovata su yahoo è stata molto carina, soprattutto per quello che si racconta degli elefanti...ma vi lascio curiosare....

Le origini della vite e del vino La vite da vino (Vitis vinifera L.) è il prodotto di una lunga selezione per opera dell'uomo. La scoperta delle bevande fermentate originò probabilmente dall'ingestione di frutti fermentati, in fase di marcescenza, ricchi in alcol. Questa scoperta non è specifica umana, poiché si conoscono diversi casi di animali - ad esempio gli elefanti - che ricercano intenzionalmente le proprietà inebrianti dei frutti caduti a terra e in fermentazione. Circa l'origine della vite, l'ipotesi più accreditata vede il centro originario della sua domesticazione in Asia Minore e in Transcaucasia, dove la pianta fu selezionata a partire dall'8000 a.C. La coltivazione della vite è datata fra il 6000 e il 4000 a.C. nelle regioni montuose del Mar Nero e del Mar Caspio (Unwin, 1993). Gli Assiro-Babilonesi riconoscevano e adoravano una divinità della vite, Geshtin o Geshtin-an-na. In alcune tavolette di Ur, datate al 2400 a.C., il vino è elencato fra le provviste del tempio. Ma in questo tipo di fonti letterarie templari spesso non è possibile stabilire con certezza se si tratti di vini prodotti dalla vite o da altri frutti (Bootéro, 1995; Reade, 1995). Da alcune tavolette di Lagash e di Ur, anch'esse datate attorno al 2500 a.C., si hanno più precise indicazioni del fatto che le viti erano coltivate in piccoli vigneti irrigati, di frequente all'interno dei complessi templari. In Egitto il vino era utilizzato per scopi sociali e religiosi sin dal 2000 a.C., un fatto documentato nei papiri e nelle pitture tombali (James, 1996).